Cos’è un piano editoriale e perché ti serve
Pubblicare sui social o sul sito “quando capita” è il modo più sicuro per non crescere. Un piano editoriale è il documento che stabilisce cosa comunicare, quando, dove e a chi. Non serve essere una grande azienda per averne uno: bastano un foglio Excel e un metodo chiaro.
Per un’associazione o un’organizzazione non profit, il piano editoriale diventa ancora più importante perché le risorse sono limitate. Ogni contenuto deve lavorare bene, non può essere improvvisato.
I 5 elementi fondamentali di un piano editoriale
- Obiettivi di comunicazione: vuoi aumentare i follower, raccogliere fondi, reclutare volontari, informare la comunità? Ogni obiettivo richiede contenuti diversi.
- Pubblico di riferimento: chi legge? Donatori, volontari, beneficiari, giornalisti, enti locali? Definire le personas aiuta a scegliere il tono giusto.
- Canali: sito, newsletter, Facebook, Instagram, LinkedIn — non devi essere ovunque. Scegli 2-3 canali e presidialo bene.
- Frequenza di pubblicazione: meglio 2 post alla settimana costanti che 10 in un giorno e poi silenzio per un mese.
- Tipologie di contenuto: notizie, storie di beneficiari, dietro le quinte, dati e risultati, appelli, contenuti educativi. Alterna formati per non annoiare.
Il metodo delle 4 colonne
Un piano editoriale minimo efficace ha quattro colonne:
| Data | Canale | Contenuto | Obiettivo |
|---|---|---|---|
| 3 giugno | Foto progetto + storia beneficiario | Coinvolgimento | |
| 5 giugno | Newsletter | Aggiornamento raccolta fondi | Donazioni |
| 7 giugno | Post educativo su 5×1000 | Informazione | |
| 10 giugno | Sito/Blog | Articolo approfondimento | SEO / autorevolezza |
Strumenti gratuiti per gestire il piano editoriale
- Google Sheets o Excel: il più semplice. Un foglio con le colonne data, canale, tipo di contenuto, stato (bozza/pubblicato), link.
- Trello: ottimo per team. Una card per ogni contenuto, con colonne “Da fare”, “In lavorazione”, “Pubblicato”.
- Notion: potente e flessibile, con database e viste calendario. Ideale se gestisci più canali.
- Meta Business Suite: per pianificare e pubblicare direttamente su Facebook e Instagram.
- Buffer o Hootsuite: per programmare post su più piattaforme da un’unica interfaccia.
Quanti contenuti pubblicare?
Non esiste una risposta universale, ma ecco una guida di massima per le organizzazioni con risorse limitate:
- Instagram/Facebook: 3-4 post a settimana, con almeno 1 storia al giorno se possibile.
- LinkedIn: 2-3 post a settimana, più formali e orientati alla rete professionale.
- Newsletter: 1 volta ogni 2 settimane, o mensile se le notizie non sono frequenti.
- Blog/Sito: 1-2 articoli al mese, lunghi e di qualità per il posizionamento SEO.
Il contenuto che non può mancare: le storie
Nel piano editoriale di ogni organizzazione non profit deve trovare spazio il racconto delle persone: i beneficiari (nel rispetto della privacy), i volontari, i donatori che hanno creduto nel progetto. Le storie generano empatia, e l’empatia genera azione — che si tratti di una donazione, di una firma al 5×1000 o di un atto di volontariato.
«Le persone non ricordano le statistiche. Ricordano le storie.»
Dedica almeno il 30% del tuo piano editoriale ai contenuti narrativi: un’intervista a un volontario, un aggiornamento sul progetto raccontato con gli occhi di chi ne ha beneficiato, una giornata tipica nel lavoro dell’organizzazione.
Come partire oggi, anche da zero
Non aspettare di avere tutto perfetto. Apri un foglio Google, scrivi i prossimi 30 giorni, e per ognuno metti almeno un’idea di contenuto. Poi adattalo man mano. Il piano editoriale migliore è quello che riesci davvero a seguire — non quello più elaborato.